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La BCE autorizza la fusione tra BPM e Banco Popolare

(di Virginia Murru)

I Consigli di Amministrazione del Banco Popolare e BPM (Banco Popolare di Milano), hanno concesso l’autorizzazione per l’aggregazione dei due grandi istituti di credito, e ora i termini per rendere attivo e operativo il nuovo gruppo, saranno brevi, entro novembre si pensa di convocare le Assemblee straordinarie, e sempre entro novembre è prevista la stipula dell’atto di fusione. Si tratta del terzo gruppo in Italia per importanza, dopo Unicredit e Intesa Sanpaolo, che avrà una struttura di 2500 sportelli e circa 4 milioni di clienti. Un colosso. Del Banco Popolare fa parte anche il Credito Bergamasco; per quel che concerne le sedi, è stato stabilito che, quella amministrativa, sarà a Verona, con dislocamenti a Lodi, Bergamo e Novara, la sede legale resterà a Milano.

Il 54% del nuovo gruppo passerà agli azionisti del Banco, mentre il restante, ossia il 46%, alla BPM.
Il settore bancario italiano, negli ultimi anni, si è rivelato tra i più instabili dell’Eurozona, certo le difficoltà e le scivolate sono scaturite anche dalla fase di recessione che ha attraversato il paese, e che ci ha tenuti costantemente sotto la lente d’ingrandimento della Commissione europea e della BCE.

Dai disastri relativi alle quattro banche fallite (CariChieti, CariFerrara, Banca Marche e Banca Etruria), alla gestione delle sofferenze bancarie, nonché la questione tormentata delle bad bank, non hanno contribuito a rendere più credibile l’immagine dell’Italia in questo versante. La responsabile della supervisione della BCE, Danièle Nouy, non ha mostrato molto entusiasmo verso le ottime prospettive che presenta la fusione dei due istituti, anzi è stata piuttosto riottosa in merito, ma ieri, sul tardi, ha concesso l’autorizzazione, per il momento ‘informale’.

A parte queste considerazioni, il Banco aumenterà di un miliardo il suo capitale; è stata la BCE nelle ultime settimane, a sollecitare una maggiore garanzia in termini di solidità patrimoniale, e allora si è deciso di procedere con l’aumento, che sarà interamente garantito da Mediobanca e Merril Lynch. Non si può transigere sulle esigenze regolatorie che impone la Banca Centrale Europea. L’intero importo relativo all’aumento di capitale, sarà destinato alla copertura dei crediti che non offrono una buona garanzia.

Precisa a questo proposito Castagna: “la nuova entità avrà un livello di copertura delle sofferenze in linea con i migliori peers italiani. Questo a dispetto di chi temeva che questa operazione non fosse solida: vogliamo fare partire la banca ai massimi livelli del sistema”.

Tuttavia, prima di una definizione più precisa in merito, sono previste e già fissate, diverse riunioni dell’Assemblea dei soci, che non sono solo privati, ma anche istituzionali, i quali vorranno essere informati in modo serio e dettagliato sulle conseguenze e i rischi delle deliberazioni in corso. Non esiste ancora un nome per il gruppo, ma altre sembrano in questo momento le priorità; intanto parte già con un attivo intorno ai 170 miliardi, e una raccolta di 225 miliardi, cifre che da sole riflettono la solidità di avvio della ‘nuova entità’.

L’aggregazione delle due banche è considerata una vittoria per l’Italia, e l’Amministratore delegato Pier Francesco Saviotti, così commenta l’esito di questa fusione, che ha richiesto un lungo periodo per il raggiungimento dell’accordo:
“Con quest’operazione abbiamo vinto tutti. La BCE voleva una banca alta, bella, bionda, ricca e con gli occhi azzurri: abbiamo preso il toro per le corna trovando una soluzione utile per il paese.La ‘nuova entità’ sarà anche propedeutica ad altre aggregazioni”.

Secondo il Chief Executive Officer, Giuseppe Castagna, del Banco Popolare di Milano, le trattative e gli accordi raggiunti soddisfano entrambe le parti, dato che non vi sono le condizioni perché l’una prevalga sull’altra. Il nuovo gruppo agirà di certo con grande autorità nel settore, in un’area, qual è il nord, che esprime il meglio in termini di produttività e dinamismo nel settore bancario.

L’Amministratore Delegato Saviotti ha anche rassicurato circa i possibili tagli sull’occupazione, sostenendo che non vi saranno licenziamenti, se non perché volontariamente si vorrà partecipare ai fondi di solidarietà. A questo proposito precisa:
“Non ci sarà alcun licenziamento, nessun intervento che possa disturbare i colleghi che sono un asset fondamentale per il successo del gruppo – ha detto Saviotti – le voci sui licenziamenti sono stupidaggini che non esistono: non ci saranno interventi drammatici, chi uscirà lo farà perché vorrà partecipare ai fondi di solidarietà”.

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